ISIA: dazi statunitensi e ASEAN, tra economia e politica estera
16-03-2025 13:18 - Opinioni


GD - Roma, 16 mar. 25 - La crescente ondata di protezionismo promossa dalla nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, e fondata sull’adozione di dazi sulle importazioni, è destinata ad avere pesanti ripercussioni anche nel blocco economico ASEAN - le dieci nazioni facenti parte dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico - con implicazioni da valutare nell’ambito del dialogo politico, cooperazione economica ed orientamenti di politica estera.
Gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale (dopo la Cina) delle nazioni ASEAN, con un interscambio commerciale che supera i 400 miliardi di dollari. In questo contesto, quasi tutti gli stati del blocco economico presentano una bilancia commerciale positiva nei confronti di Washington, condizione che li espone alla nuova politica di dazi, destinata ad inficiare negativamente sull’impetuosa crescita economica della regione: secondo alcune stime il prodotto interno lordo totale delle dieci nazioni ASEAN raggiungerà i 6mila miliardi di dollari nel 2029, ovvero un pil regionale raddoppiato in soli dieci anni.
L’impatto dei dazi ovviamente varierà a seconda del differente livello di sviluppo economico che si registra nelle dieci nazioni del blocco regionale. Alcune nazioni risultano più vulnerabili ed esposte. Il Vietnam, ad esempio, presenta la quota percentuale maggiore di esportazioni sul PIL destinata agli Stati Uniti (25%), mentre per Malesia e Thailandia è pari al 10% e Singapore al 7%. A novembre 2024, il surplus commerciale del Vietnam in beni e servizi con gli Stati Uniti era di 112 miliardi di dollari, seguito dalla Thailandia con 40 miliardi di dollari e dalla Malesia con 23 miliardi di dollari. In attesa di comprendere se i dazi statunitensi colpiranno tutte le merci importate o alcuni prodotti, è interessante osservare come i prodotti elettronici abbiano rappresentato il 60% delle esportazioni di Malesia e Filippine verso gli Stati Uniti, 45% per Thailandia, 43% per Vietnam, 33% per Singapore.
Fonte: ISIA
Gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale (dopo la Cina) delle nazioni ASEAN, con un interscambio commerciale che supera i 400 miliardi di dollari. In questo contesto, quasi tutti gli stati del blocco economico presentano una bilancia commerciale positiva nei confronti di Washington, condizione che li espone alla nuova politica di dazi, destinata ad inficiare negativamente sull’impetuosa crescita economica della regione: secondo alcune stime il prodotto interno lordo totale delle dieci nazioni ASEAN raggiungerà i 6mila miliardi di dollari nel 2029, ovvero un pil regionale raddoppiato in soli dieci anni.
L’impatto dei dazi ovviamente varierà a seconda del differente livello di sviluppo economico che si registra nelle dieci nazioni del blocco regionale. Alcune nazioni risultano più vulnerabili ed esposte. Il Vietnam, ad esempio, presenta la quota percentuale maggiore di esportazioni sul PIL destinata agli Stati Uniti (25%), mentre per Malesia e Thailandia è pari al 10% e Singapore al 7%. A novembre 2024, il surplus commerciale del Vietnam in beni e servizi con gli Stati Uniti era di 112 miliardi di dollari, seguito dalla Thailandia con 40 miliardi di dollari e dalla Malesia con 23 miliardi di dollari. In attesa di comprendere se i dazi statunitensi colpiranno tutte le merci importate o alcuni prodotti, è interessante osservare come i prodotti elettronici abbiano rappresentato il 60% delle esportazioni di Malesia e Filippine verso gli Stati Uniti, 45% per Thailandia, 43% per Vietnam, 33% per Singapore.
Un altro settore vulnerabile è costituito dal tessile ed abbigliamento, pari al 30% delle esportazioni indonesiane e 25% per il Vietnam. Di fronte all’irrigidimento statunitense fondato sul protezionismo economico, il blocco BRICS rappresenta per le economie ASEAN un’opzione strategica per preservare i livelli di crescita e di sviluppo economico, con delle evidenti implicazioni anche in politica estera: in questo modo, la tradizionale politica di equidistanza e di collaborazione bilanciata con Stati Uniti e Cina vedrebbe prevalere l’influenza dell’attore geopolitico regionale, principale investitore nella regione. A seguito dell’adesione dell’Indonesia - principale economia del sud est asiatico, ricca di minerali critici essenziali per la rivoluzione energetica verde ma utilizzate anche nell’industria della difesa, come le riserve di nichel - anche Malesia e Thailandia potrebbero presto aderire ai BRICS, blocco economico che rappresenta il 40% del PIL globale.
In attesa di vedere le decisioni adottate, nella valutazione dell’impatto dei dazi sulle importazioni è opportuno ricordare come durante la prima amministrazione Trump, l’adozione di dazi contro la Cina spinse le compagnie cinesi ed internazionali a delocalizzare la produzione manifatturiera nelle nazioni confinanti del sudest asiatico - ad esempio la produzione di pannelli solari in Laos ed Indonesia - aggirando gli effetti di queste misure protezionistiche.
In attesa di vedere le decisioni adottate, nella valutazione dell’impatto dei dazi sulle importazioni è opportuno ricordare come durante la prima amministrazione Trump, l’adozione di dazi contro la Cina spinse le compagnie cinesi ed internazionali a delocalizzare la produzione manifatturiera nelle nazioni confinanti del sudest asiatico - ad esempio la produzione di pannelli solari in Laos ed Indonesia - aggirando gli effetti di queste misure protezionistiche.
ISIA – ISTITUTO ITALIANO PER L’ASIA
Fonte: ISIA